Pellegrinaggio al Sinai, dal quarto al ventunesimo secolo
I pellegrini di tutto il mondo si recano al Sinai, al monastero e alla montagna fin dal IV secolo.
Luogo di rivelazioni divine, arca di reliquie, campo di lotte ascetiche, il Sinai è attestato come centro di pellegrinaggio fin dal IV secolo. Nel 362-3, San Giuliano Saba, "che percorreva il deserto inesplorato", raggiunse la Santa Vetta e vi dimorò, pregando nella quiete.
I siti del Roveto Santo (Esodo 3, 2), racchiuso nella fortezza del Monastero di Giustiniano nel VI secolo, della consegna della Legge sulla cima del Monte Sinai (Esodo 19, 18) e della grotta in cui Dio consolò il profeta Elia (III Re 19, 12), hanno costituito fin dall'inizio il nucleo di un itinerario di pellegrinaggio, basato sul soggiorno dei figli di Israele come riportato nell'Antico Testamento.
Oltre alla Madre di Dio "del Roveto Ardente" e ai profeti Mosè ed Elia, l'innografia attesta anche la venerazione di Santa Caterina - la sposa di Cristo proveniente da Alessandria d'Egitto, terza patrona del sito in sequenza - che si era stabilita nel Monastero del Sinai almeno dall'anno 800. La topografia del pellegrinaggio del Sinai si era progressivamente ampliata, fino a comprendere sia l'ascesa alla vetta del Monte Santa Caterina (dove, secondo la tradizione, era stato depositato il suo corpo incorrotto prima della traslazione nel Monastero del Sinai), sia la visita agli eremi, come le grotte dei Santi Giovanni Climaco e Onufrio. Anche la venerazione dei martiri del Sinai, come i coniugi Galaktion ed Episteme, e dei Santi Padri del Sinai e di Raithou, e dei santi locali, tra cui l'abate Georgios Arselaites, ha contribuito ad arricchire la tradizione del pellegrinaggio del Sinai.
Lo stesso deserto del Sinai è stato l'indiscutibile testimonianza delle rivelazioni divine e degli eventi miracolosi avvenuti nella zona. Le comunità monastiche che inizialmente vivevano in prossimità del Roveto Ardente e che dal VI secolo ad oggi risiedono nel monastero costruito da Giustiniano, hanno ininterrottamente conservato e soprattutto mantenuto intatti questi santuari.
Pellegrini cristiani di lingua greca, armena, georgiana, slava e araba hanno evidenziato, nel corso degli anni, la fama imperitura dei santuari del Sinai, onorati anche dalle altre religioni abramitiche. Testimoniata da fonti scritte (principalmente resoconti e guide di pellegrini), rappresentata in opere d'arte che raffigurano il paesaggio del Sinai, documentata da iscrizioni e graffiti. Il pellegrinaggio nel Sinai è inoltre considerato dagli studiosi come uno dei diversi canali attraverso i quali gli oggetti che compongono l'eredità ecclesiastica - come icone, manoscritti, paramenti, oggetti di metallurgia ecclesiastica e le arti minori in generale - hanno raggiunto il Monastero del Sinai.